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Come leggere le etichette dei prodotti alimentari

Le etichette dei prodotti alimentari non sempre sono facili da leggere, sia per i caratteri e l’affollamento di contenuti presenti sull’imballo, sia perché le informazioni sono poco chiare.
Con alcuni accorgimenti è possibile capire quali sono le diciture che aiutano ad acquistare in modo più consapevole i prodotti destinati alla propria alimentazione.

Ecco le voci da controllare.

La denominazione di vendita
È il nome comunemente impiegato per identificare il singolo prodotto, indipendentemente dalla marca, dal nome commerciale o di fantasia, che non possono in alcun modo sostituirla. Lo scopo è quello di permettere al consumatore di conoscere l'effettiva natura del prodotto e di distinguerlo dai prodotti con i quali esso potrebbe essere confuso. 

Gli ingredienti
Per ingrediente si intende qualsiasi sostanza, compresi gli additivi, utilizzata nella preparazione di un prodotto alimentare e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma modificata. 

L’ordine è decrescente in base al peso, il primo ingrediente citato è quindi quello più presente, fino ad arrivare al meno presente.

Quando leggiamo l’elenco degli ingredienti dobbiamo tener presente che:

  • essi sono indicati con il loro nome specifico e l’elenco deve essere preceduto da una dicitura appropriata contenente la parola “ingrediente”
  • devono essere indicati i componenti dei cosiddetti “ingredienti composti”, cioè costituiti da almeno due ingredienti, salvo casi particolari
  • l’acqua aggiunta è indicata nell’elenco in funzione del suo peso nel prodotto finito. L’acqua aggiunta può non essere menzionata se non supera, in peso, il 5% del prodotto finito

Quando troviamo scritto genericamente “aromi” significa che si tratta di aromi artificiali, prodotti in laboratorio e per questo è meglio limitarne il consumo. Se invece è presente la dicitura “aromi naturali” si tratta di essenze, estratti, succhi ottenuti da materie vegetali.

Gli additivi
Gli additivi alimentari sono sostanze deliberatamente aggiunte ai prodotti alimentari per svolgere determinate funzioni tecnologiche, ad esempio per colorare, dolcificare o conservare. Ne esistono tantissimi e ognuno è indicato da un numero preceduto dalla lettera E.

  • le sigle da E100 a E199 indicano i coloranti
  • le sigle da E200 in su si usano per gli altri tipi di additivi

Nonostante siano autorizzati, meglio sempre limitare i prodotti ad alto contenuto di additivi. L’uso di additivi non è permesso in alcuni prodotti alimentari, come pasta, olio di oliva e miele, non essendo giustificato dal punto di vista tecnologico.

Una rassegna aggiornata della Normativa che regola l’utilizzo degli additivi alimentari nel nostro paese la trovate in questo documento del Ministero della Salute.

La quantità
L’etichetta deve riportare anche il peso o il volume netto del prodotto. Quando si tratta di prodotti alimentari solidi, immersi in un liquido che la normativa definisce “di governo”, deve essere indicata anche la quantità di prodotto sgocciolato, oltre alla quantità totale. 

Inoltre, bisogna prestare attenzione al quantitativo: le etichette nutrizionali devono essere sempre riferite a 100g o ml di prodotto e, solo facoltativamente, anche a porzioni inferiori.  Perciò, quando si legge che un prodotto non contiene grassi o contiene pochi zuccheri, è bene valutare con attenzione a quale quantità si sta facendo riferimento.

 

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Termine minimo di conservazione, data di scadenza e utilizzo
Il termine minimo di conservazione (TMC) è la data entro la quale il prodotto conserva le sue proprietà specifiche, purché mantenuto in adeguate condizioni di conservazione.

Si trova indicato sull’etichetta con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”. Questo significa che le caratteristiche del prodotto rimangono inalterate fino alla data indicata, dopodiché non diventa immediatamente pericoloso per la salute umana, ma cambia le proprie caratteristiche organolettiche.

“Da consumarsi entro”, invece, indica una scadenza vera e propria, dopo la quale il produttore non garantisce più.

La data deve indicare:

  • il giorno, il mese e l’anno per i prodotti conservabili per meno di 3 mesi
  • solo il mese e l’anno per gli articoli conservabili tra i 3 e i 18 mesi
  • solo l’anno per alimenti conservabili per più di 18 mesi

L’indicazione non è obbligatoria per i prodotti ortofrutticoli freschi, i vini, l’aceto, i superalcolici, il sale da cucina e lo zucchero.

I prodotti che hanno una particolare conservazione (ad esempio i surgelati) devono sempre avere la modalità di utilizzo indicata. 


Luogo di origine o provenienza e produttore
Devono sempre apparire in modo chiaro e leggibile: 

  • il nome del produttore
  • la sua sede
  • quella dell’impianto di produzione o confezionamento

Con queste informazioni possiamo seguire la filiera e informarci sull’affidabilità del produttore. Le informazioni risultano utili soprattutto nel caso di prodotti difettosi i quali possono essere segnalati agli organismi competenti. 

Etichette ingannevoli
Le etichette di tutti prodotti devono essere chiare e leggibili in modo da non trarre in inganno il consumatore.

Un’etichetta può risultare  ingannevole quando riporta proprietà ed effetti che non possiede (vedi i prodotti dimagranti o snellenti) o gioca ambiguamente su  voci come “produzione artigianale, “naturale” 100% italiano.

Vedi a questo proposito l’articolo su Il Fatto Alimentare.

 

Scopri come gestire le etichette alimentari 

 

I prodotti biologici
I produttori di alimenti biologici devono attenersi a criteri ben precisi:

  • i prodotti bio non possono contenere OGM
  • non possono essere stati sottoposti a radiazioni
  • a parte alcune eccezioni non devono contenere additivi

Inoltre, sull’etichetta deve comparire il logo biologico dell’Unione europea (la fogliolina verde composta da 12 stelle), con i codici che identificano l’organismo di controllo e l’azienda. Altro obbligo è quello di dichiarare la provenienza degli ingredienti con l’espressione “Agricoltura Ue” o “non Ue”. 

Grazie alla soluzione 4PACK è possibile mantenere e gestire packaging sempre aggiornati, ottimizzando i flussi di lavoro creando automaticamente gli archivi.

In questo modo vengono ridotti tempi e costi di lavorazione, attraverso la gestione centralizzata delle informazioni e la drastica riduzione degli errori.

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