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Mappato per la prima volta il ''Dark Web''


Un gruppo di ricercatori informatici del MIT statunitense, coordinati e diretti dal professor Carlo Ratti, è riuscito nell’impresa di mappare il Dark Web.

Cos’è il Dark Web?

La gran parte del world wide web è invisibile: sotto la sua "superficie", accessibile attraverso i motori di ricerca, esiste infatti un mondo nascosto, detto deep web. Quando si parla di Dark Web ci si riferisce all’insieme di dati che esistono all’interno di una rete crittografata, cioè navigabile solo attraverso programmi specifici. Per questo motivo i tradizionali motori di ricerca non sono in grado di restituire risultati che comprendono questo tipo di pagine, perché non visitabili con i classici browser. Quasi tutti i portali presenti nel dark web nascondono la loro identità sfruttando particolari strumenti di cifratura, programmi capaci di aprire le porte del sottobosco della rete, in grado di decifrare gli indirizzi dei singoli website. Per accedere ai contenuti pubblicati bisogna utilizzare un software (tor) che sia in grado di leggere e tradurre le chiavi di ingresso affinchè le comunicazioni che passano sul deep web non siano tracciabili grazie a una protezione avanzata delle informazioni.
 

Il Deep Web è il contenitore, Dark Web il contenuto.

Se il Dark web fa riferimento ai singoli contenuti resi illeggibili con gli strumenti classici (Chrome, Firefox, ecc.), il Deep Web è sinonimo di tutte quelle pagine che un motore tradizionale non può individuare. In sostanza il mentre il deep web è il contenitore, dark web il contenuto, ovvero quello nascosto e non indicizzato. Stando ad alcune stime, il deep web è circa 600 volte più grande dell’internet di superfice, quello che vengono visitate ogni giorno. 

 

Cosa rende il Dark Web un luogo pericoloso?

Il Deep Web e i contenuti del Dark Web non nascono per scopi illeciti. Agli albori ricercatori e universitari sfruttavano la rete invisibile per depositare i loro archivi e scambiare informazioni con colleghi e specialisti dall’altra parte del mondo. Nel giro di pochi anni però questo spazio esclusivo è divenuto luogo preferito per criminali e mafie di ogni genere, che nel deep web hanno individuato una piazza poco frequentata e lontana dai controlli dalle forze dell’ordine, ottima per proliferare e-commerce di sostanze stupefacenti, armi, foto e video in tema pedo-pornografico.
 


Ora che è stato mappato, il Dark Web potrebbe divenire un punto di partenza per una nuova esperienza di navigazione.

Secondo lo studio diretto dal professor Carlo Ratti non risulta semplice stabilire come e quando il deep web potrà diventare una piattaforma solida e protetta per la navigazione di tutti i giorni. La logica che vi è alla base potrebbe rappresentare il punto di partenza per un’esperienza internet più sicura, dove le comunicazioni non vengono spiate, i conti in banca non duplicati e gli account email non hackerati. La struttura esiste, quindi ora basta solo volerlo.
 

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